Darren apre due tubi di palle da tennis e se ne infila due in tasca. Io mando giù un'ultima sorsata di Acqua di Gil e poi faccio un'ultima pipì prima del riscaldamento. James, l'addetto alla sicurezza, ci accompagna al sottopasso. Come al solito è costretto in una striminzita camicia gialla e mi fa un cenno, come a dire: Noi addetti alla sicurezza dovremmo essere imparziali, ma io faccio il tifo per te.
James è agli US Open quasi da tanto tempo quanto me. Mi ha accompagnato lungo questo sottopasso prima e dopo gloriose vittorie e strazianti sconfitte. Grosso, gentile, con cicatrici di vecchie battaglie che porta con orgoglio, James assomiglia un po' a Gil. E' quasi come se ne prendesse il posto in quelle poche ore in campo nelle quali sono al di fuori dalla sua sfera di influenza. Ci sono persone che conti di vedere agli US Open: ufficiali di gara, raccattapalle, fisioterapisti - e la loro presenza è sempre rassicurante. Ti aiutano a ricordare dove sei e chi sei. James è in cima alla lista. E' uno dei primi volti che cerco entrando nell'Arthr Ashe Stadium. Quando lo vedo so di essere tornato a New York, e di essere in buone mani.
Da quando, nel 1993, uno spettatore di Amburgo si precipitò in campo e pugnalò Monica Seles nel corso di un match, la direzione degli US Open ha messo un addetto alla sicurezza dietro alla sedia di ogni giocatore durante le pause e i cambi di campo. James fa sempre in modo di trovarsi dietro alla mia sedia. La sua incapacità di mantenersi neutrale è incantevole. Durante un incontro massacrante, colgo il suo sguardo preoccupato e bisbiglio: Tranquillo, James, ce l'ho in pugno. E lui ridacchia immancabilmente.
Adesso, mentre mi accompagna al campo per l'allenamento non ridacchia. Ha l'aria triste. Sa che questa potrebbe essere la nostra ultima sera insieme. Tuttavia non si discosta dal nostro rituale pre-partita. Dice la stessa cosa che dice sempre.
Lascia che ti porti la borsa.
No, James, nessuno porta la mia borsa ad eccezione di me.
Ho raccontato a James che quando avevo sette anni avevo visto Jimmy Connors che si faceva portare la borsa come se se fosse stato Giulio Cesare. Avevo giurato in quell'istante che la mia me la sarei portata sempre da solo.
Sì, dice James sorridendo. Lo so, lo so. Me lo ricordo volevo solo rendermi utile.
Poi io dico: James, mi guarderai le spalle, oggi?
Ti guarderò le spalle, ragazzo. Certo. Stai tranquillo. Pensa solo a giocare.
Usciamo in una fosca sera di settembre, il cielo solcato di viola, arancio e smog. Mi avvicino alle tribune, stringo un pò di mani, firmo qualche altro autografo prima di cominciare ad allenarmi. Ci sono quattro campi destinanti agli allenamenti e James sa che io voglio quello più lontano dalla folla, in modo da poter avere un pò di privacy mentre palleggio e parlo di strategia con Darren.
Gemo tirando il primo rovescio lungolinea contro il diritto di Darren.
Non usare questo colpo oggi, mi dice. Baghdatis potrebbe farti male con quello.
Davvero?
Fidati di me, amico.
E dici che si muove bene?
Sì, piuttosto bene.
Finito di leggere a ottobre 2012
Finito di leggere a ottobre 2012
Nessun commento:
Posta un commento