Paìsi di settemila bitanti, assistimato proprio al centro di granni latifondi, nel milli e novicento e uno Palizzolo vantava dù marchisi, quattro baruni, un duca di centodù anni che non nisciva cchiù dal castello e un martiri antiborbonico, l'avvocato Ruggero Colapane, 'mpiccato sulla pubblica piazza per aviri aderito alla Repubblica partenopea.
Ma il vanto maggiore erano le otto chiese, ognuna addottata di campanile e di campane accussì potenti che quanno sonavano tutte 'nzemmula per le case era priciso 'ntifico a 'na passata di terremoto.
La nobiltà e i proprietari terrieri setti di quelle otto chiese se l'erano spartute in base a 'ntipatie e simpatie, parentele accettate e parentele arrefutate, vecchi rancori, sciarratine risalenti ai tempi di Carlo V, cause civili accomenzate all'ebica di Federico II di Svevia e continuate fino a doppo l'Unita d'Italia, odii implacabili e amori variabili.
Finito di leggere a febbraio 2012

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