Kodak moment
Fotografavamo solo in vacanza, ai compleanni, ai matrimoni, e alle comunioni. Gli scatti non si potevano sprecare, e se erano mossi, bui o sfocati lo avremmo scoperto, con grande malumore, solo qualche settimana dopo. Fino all'inizio del nuovo secolo, dieci anni fa, la fotografia non era un'attività quotidiana, ma un rito che serviva a celebrare momenti particolari della nostra vita, a testimoniarli per sempre. Si premeva il pulsante solo nell'occasione giusta, quella consacrata dalle tradizioni. Per l'estate si comprava il rullino da 36 pose; quando si sposava un amico, se non era proprio intimo, ne bastavano 24, e per la comunione , salvo che fosse la tua o quella di tuo figlio, anche solo 12. Tornati dalle ferie, i rullini finivano solitamente dimenticati in un cassetto, poi si andava in uno dei mille negozi che sviluppavano pellicole - vi siete accorti che sono spariti tutti? -, si consegnava il bottino dei ricordi, che venivano infilati in una busta, e si usciva con la ricevuta con il vostro nome scritto a pennarello.
Finito di leggere a agosto 2011

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