Doveva perdere quindici chili. Quanto alla propria futura snellezza, aveva al suo attivo innumerevoli buoni propositi e promesse virtuose, spesso formulate ala fine di un pasto, con in mano un bicchiere di vino e con le fazioni del parlamento mentale che annuivano in segno di condiviso accordo. A batterlo poi era sempre l'attimo contingente, il confronto diretto con l'imporsi della ghiottoneria, della portata imprevista, del pasto superfluo, quando aveva la meglio il partito dell'hic et nunc.Il volo da Berlino era stato un esempio tipico di insuccesso. In principio, affondando il gran posteriore sul sedile, appena due ore dopo la sostanziosa colazione teutonica, Beard cercò di concentrarsi sulle proprie intenzioni: niente drink, solo acqua, niente stuzzichini, un'insalata verde, un piatto di pesce e niente dolce, ma allo stesso tempo, con l'avvicinarsi del vasoio metallico e dell'invito flautato di una voce femminea, la sua mano già si stringeva intorno allo stelo della sua coppa di champagne da decollo. Mez'ora più tardi si trovò ad aprire di forza la bustina dei bastoncini al sapore di mais tostato, lustri come una bistecca al sangue e tempestati di sale grosso, ricevuti insieme al gin tonic formato gigante. Poi fu la volta della tovaglia bianca, la cui vista agì come un colpo di pistola neuronale sui suoi succhi gastrici. Il gin dissipò quanto restava del suo proposito. Per antipasto scelse il piatto originariamente scartato: involttini di cosce di quaglia al bacon su un letto di crema di aglio. E a seguire: dadini di pancetta di maiale serviti su uno sformatino di riso al burro. La parola "pavé" funzionò da ulteriore colpo di pistola: lastra di pandispagna al cioccolato in foglia di cioccolato con salsa al cioccolato; formaggi caprino e vaccino in un nido di uva bianca, tre pagnottelle, un cioccalitino alla menta, tre bicchieri di borgogna e infine, quasi il gesto potesse assolverlo da ogni eccesso, Beard si costrinse a tornare sui passi del proprio menu e ad affrontare l'insalata zuppa di olio che acompagnava le cosce di quaglia. Quando vennero a ritirargli il vassoio restavano giusto gli acini d'uva.
Finito di leggere a maggio 2011
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