Di fronte all'inevitabile è meglio disporsi bene, diceva suo padre. Sante parole.
Una vocina antipatica però gli sussurrava: Bello, dove credi di andare? Guarda che addosso hai tanta coca che come minimo ti prendi 10 anni.
- Professore che le succede? Si sente male? - Le parole dell'assistente lo risvegliarono.
- Scusatemi... mi passi la pinza numero cinque, - balbettò.
Gliela diedero e cominciò, trattenendo a stento le lacrime, a rimuovere tessuto connettivo.
Forza stronzo, fatti venire un'idea. Forza.
Forza stronzo, fatti venire un'idea. Forza.
E l'idea venne.
Il cervello glassato di coca del chirurgo la cacciò fuori così, spontaneamente, quasi che la fatina buona dei tossici gliel'avesse suggerita.
Fece un bel respiro e chiese all'assistente di prendere del filo che si trovava nell'altra sala operatoria, allo strumentista disse disse di controllare se l'apparecchio della pressione sanguigna funzionasse bene, poi mandò l'infermiera a prendere la cartella clinica della paziente.
E ci fu un attimo, un istante, che fu solo.
Lui e l'attrice.
Prese la protesi sterili di silicone e se la cacciò nella tasca sinistra della giacca. Intanto, da quella destra, tirò fuori la busta di coca e la infilò dentro la tetta della Somaini.
Perfetta.
L'operazione proseguì rapida, senza complicazioni. Incise l'altro seno, infilò la seconda protesi, quella vera, e con mano ferma le sistemò entrambe sotto le ghiandole mammarie.
- Bene! Abbiamo finito. Suturate e portatela in sala rianimazione, - disse il chirurgo. Poi: - E ora andiamo a vedere che cosa vogliono questi signori.
Finito di leggere ad agosto 2012

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