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martedì 24 gennaio 2012

Educazione siberiana - Nicolai Lilin -

   Quella fiaba parlava di un branco di lupi che erano messi un pò male perché non mangiavano da parecchio tempo, insomma attraversavano un brutto periodo. Il vecchio lupo capo branco però tranquillizzava tutti, chiedeva ai suoi compagni di avere pazienza e aspettare, tanto prima o poi sarebbero passati branchi di cinghiali o di cervi, e loro avrebbero fatto una caccia ricca e si sarebbero finalmente riempiti la pancia. Un lupo giovane, però, che non aveva nessuna voglia di aspettare, si mise a cercare una soluzione rapida al problema. Decise di uscire dal bosco e di andare a chiedere il cibo agli uomini. Il vecchio lupo provò a fermarlo, disse che se lui fosse andato a prendere il cibo dagli uomini sarebbe cambiato e non sarebbe più stato un lupo. Il giovane lupo non lo prese sul serio, rispose con cattiveria che per riempire lo stomaco non serviva a niente seguire regole precise, l'importante era riempirlo. Detto questo se ne andò verso il villaggio.
   Gli uomini lo nutrirono coi loro avanzi, e ogni volta che il giovane lupo si riempiva lo stomaco pensava di tornare nel bosco per unirsi agli altri, però poi lo prendeva il sonno e lui rimandava ogni volta il ritorno, finché non dimenticò completamente la vita del branco, il piacere della caccia, l'emozione di dividere la preda con i compagni.
   Cominciò ad andare a caccia con gli uomini, ad aiutare loro anziché i lupi con cui era nato e cresciuto. Un giorno, durante la caccia, un uomo sparò a un vecchio lupo che cadde a terra ferito. Il giovane lupo corse verso di lui per portarlo al suo padrone, e mentre cercava di prenderlo con i denti si accorse che era il vecchio capo branco. Si vergognò, non sapeva cosa dirgli. Fu il vecchio lupo a riempire quel silenzio con le sue ultime parole:
   "Ho vissuto la mia vita come un lupo degno, ho cacciato molto ed ho diviso con i miei fratelli tante prede, così adesso sto morendo felice. Invece tu vivrai la tua vita nella vergogna, da solo, in un mondo a cui non appartieni, perché hai rifiutato la dignità di lupo libero per avere la pancia piena. Sei diventato indegno. Ovunque andrai, tutti ti tratteranno con disprezzo, non appartieni né al mondo dei lupi ne a quello degli uomini... Così capirai che la fame viene e passa, ma la dignità una volta persa non torna più".
   Questa parte finale era la mia preferita, perché quelle parole del vecchio lupo erano un autentico distillato di filosofia criminale, e mentre nonno Kuzja le pronunciava ci rispecchiava dentro la sua vita vissuta, il suo modo di vedere e capire il mondo.
   Mi sono tornate in mente qualche anno dopo, mentre con un treno mi stavano portando in un carcere minorile. Una guardia aveva deciso di sua volontà di distribuire dei pezzi di salame. Avevamo fame, e tanti si erano buttati avidamente su quel salame per divorarlo. Io lo avevo rifiutato, un ragazzo mi aveva chiesto perché e io gli avevo raccontato la storia del lupo indegno. Lui non mi aveva capito, ma quando siamo arrivati a destinazione la guardia che aveva distribuito il salame ha annunciato sul piazzale principale, davanti a tutti, che prima di darcelo lo aveva messo nel cesso.
Finito di leggere a gennaio 2012

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