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sabato 13 agosto 2011

Mia suocera beve - Diego De Silva -

     Di cosa sto parlando? Dello stare fermo mentre tutto scorre. Del guardare senza capire. Del non poter chiedere spiegazioni a qualcuno senza fare una figura di merda. Ecco di cosa sto parlando. Un pò come quando, a una tavolata di più persone, qualcuno fa una battutta che fa sganasciare tutti dal ridere e tu, che non l'hai sentita perchè in quel momento eri distratto,cominci a ridere a tua volta per non sentirti escluso, e dopo un pò ti tirano tutti i muscoli facciali per lo sforzo (perchè nella vita si possono fingere un mucchio di cose ma non le risate), così prendi un tovagliolo per nasconderti il minimo indispensabile, aspettando che lo sganascio corale si autoestingua e si torni a conversare normalmente, e invece il divertimento impazza, tutti si scambiano pacche rumorose (uno ha anche sputato l'acqua in faccia a quello di fronte), per cui ti concentri maniacalmente sui brandelli di frase estratti dalla battuta sconosciuta che qualcuno ripete fra i singhiozzi nel tentativo di afferrare il tema che ha scatenato il genio comico del battutista, ma intanto l'eccitazione collettiva ha acceso la comicità di qualcun altro, che a sua volta ha lanciato un'altra battuta legata alla prima che ti sei perso, e giù altre risate, e tu che sei all'oscuro di tutto fai di nuovo finta di ridere e così via, per cui a un certo punto non ne puoi più e allora, con i crampi alle mascelle, ti alzi e dici che devi andare in bagno e infatti ci vai e ti lavi la faccia tre volte di seguito, dopo di che ti guardi allo specchio e ti sembra di vedere un uomo disperato.
     Non so se ho reso il concetto.
    Parlo di esclusione da un contesto. Di emarginazione dal divenire delle cose. Di quella lucida inconsapevolezza che ti fa sentire un disadattato incapace di cogliere i meccanismi che contano. Che discuterà sempre di fatti compiuti, perché mentre i fatti accadevano lui era lì ma non ha capito in cosa consistessero. E quindi non conterà mai un cazzo, al massimo si limiterà a contare i danni (se non a risarcirli), o a fare qualche analisi posticcia.
     Il successo, la carriera, l'arricchimento, la politica, tutte le categorie che contano si fondano essenzialmente su questa distinzione fra chi capisce in diretta e chi riflette sui rimasugli della differita. E' una questione di rapidità e soprattutto di elasticità nell'apprendere. Non si tratta di applicarsi, ma di capire in tempo. Se ti manca questa prontezza sei fuori dalla realtà in cui si prendono decisioni e ti dovrai adeguare a quelle degli altri.
Finito di leggere a agosto 2011

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