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domenica 13 febbraio 2011

1984 - George Orwell -

Doveva essere stato un mese prima che sua madre scomparisse. Si era trattato di un momento di conciliazione, nel quale non aveva più sentito la fame che gli dilaniava le viscere ma, almeno per un pò, il vecchio affetto che provava per lei. Ricordava bene quella giornata, un giorno di pioggia insistente, torrenziale, con l'acqua che scendeva in rivoli giù per i vetri della finestra e una luce così fioca che leggere era impossibile. La noia che i due bambini provavano nella stanza da letto minuscola e buia si fece insopportabile. Winston prese a brontolare e frignare, a chiedere inutilmente del cibo, a gironzolare per la stanza mettendo tutto in disordine, a dare calci al battiscopa finchè i vicini non protestarono dando a loro volta dei colpi sulla parete, mentre la bambina si limitava a lamentarsi di tanto in tanto. Infine sua madre aveva detto: "Se fate i bravi vi compro un giocattolo, un bel giocattolo. Vi piacerà". Poi era uscita nella pioggia e si era recata in un negozietto di articoli vari là vicino che qualche volta era aperto, ritornanado con una scatola di cartone contenente tutto l'occorrente per il gioco Serpenti e Scale*. Winston aveva ancora nelle narici l'odore del cartone. Era un articolo di qualità infima: il cartone era rotto in più punti e i piccoli dadi di legno erano intagliati in maniera così grossolana da reggersi a malapena sui lati. Winston diede all'oggetto uno sguardo imbronciato, senza manifestare il minimo interesse, ma la madre accese un mozzicone di candela e tutti e tre si misero a giocare sul pavimento. Ben presto Winston si appassionò in maniera incredibile al gioco, ridendo a squarciagola mentre i dischetti colorati salivano speranzosi su per le scale per poi ridiscendere, giù per i serpenti, fin quasi al punto di partenza. Fecero otto partite, vincendone quattro ciascuno. La sorellina, troppo piccola per capire in che cosa consistesse il gioco, era rimasta seduta per tutto il tempo, appoggiata a un guanciale, ridendo perché gli altri ridevano. Per un iontero pomeriggio erano stati felici tutti insieme, come nella sua prima infanzia.
Espulse questo quadretto dalla mente. Era un falso ricordo. Di tanto in tanto i falsi ricordi gli davano dei problemi, ma finché li si prendeva per quello che erano, non davano grossi turbamenti. Certe cose erano accadute, altre no.
Finito di leggere a febbraio 2011


* Gioco da tavolo molto diffuso, in cui - previo lancio di una coppia di dadi - i giocatori muovono delle pedine su una scacchiera, fino a raggiungere un determinato punteggio. Se sul loro cammino incontrano delle scale, salgono; se invece si imbattono in serpenti, ridiscendono.

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