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sabato 17 aprile 2010

Lord Jim - Joseph Conrad -

Il mondo era pervaso da una meravigliosa quiete e le stelle, insieme con la serenità dei loro raggi, parevano diffondere sulla terra la promessa di una sicurezza perpetua. La luna nuova splendeva bassa a occidente e assomigliava, con la sua falce, a un esile truciolo caduto da una tavola d'oro, mentre il Mare Arabico, liscio e fresco come una lastra di ghiaccio, stendeva la sua perfetta superficie fino al cerchio perfetto di un orizzonte buio. L'elica girava senza intoppi, come se il suo battito facesse parte del piano di un universo sicuro; a ciascuna fiancata del Patna due profondi solchi d'acqua, immutabili e scuri su quel riflesso uniforme, racchiudevano, all'interno delle due scie diritte e divergenti, qualche bianco mulinello di schiuma che si dissolvevva in un sibilo leggero, qualche piccola onda, qualche increspatura, qualche ondulazione che, allontanandosi, agitava la superficie del mare per un istante dopo il passaggio della nave, si muoveva con un impercettibile sciabordio e si calmava infine nella quiete circolare dell'acqua e del cielo, al cui centro rimaneva sempre il punto nero dello scafo che avanzava.
Sul ponte Jim era pervaso da quel messaggio di sicurezza e di pace senza fine che si poteva leggere nell'aspetto silenzioso della natura come la certezza dell'amore e della protezione nella placida tenerezza del viso materno. Sotto i tendoni, abbandonati alla saggezza dei bianchi e al loro coraggio, fiduciosi della forza degli infedeli e della ferrea possanza delle loro navi da guerra, quei pellegrini di un'impegnativa fede dormivano su stuoie, su coperte, sulle nude tavole, su ogni ponte, in tutti gli angoli bui, avvolti in panni colorati, imbacuccati in sudici stracci, con la testa reclinata su piccoli fagotti, con la faccia appoggiata sugli avambracci piegati: gli uomini, le donne, i bambini; vecchi con giovani, decrepiti con vigorosi - tutti uguali davanti al sonno, fratello della morte.
Finito di leggere a marzo 2010

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